Corte d'Appello di Taranto, 15.12.2011

Incorre nell'imputazione per il reato di omicidio colposo, la prevenuta che nella sua qualità di medico presso il reparto di ostetricia e ginecologia, con colpa consistita in imprudenza, negligenza ed imperizia, abbia cagionato la morte della paziente a seguito dell'insorgenza di uno shock ipovolemico esitato in arresto cardiocircolatorio e successivo coma irreversibile per l'instaurarsi di uno stato atossico cerebrale. La colpa dell'imputata si desume dalla circostanza in forza della quale ella, benché consapevole del rischio emorragico della gestante alla 38° settimana, sottoponeva la stessa a taglio cesareo pur consapevole che la struttura ospedaliera fosse priva di centro trasfusionale, senza munirsi prima di adeguate scorte di sangue per il ripristino delle perdite ematiche nella fase post operatoria ed omettendo di procedere all'isterectomia previa legatura delle due arterie uterine. In tema di attività medica di equipe, la responsabilità dell'imputata discende dall'omessa richiesta, immediatamente dopo l'intervento, di una fornitura di sangue ovvero, in alternativa, dal mancato trasferimento della paziente in altra struttura ospedaliera, maggiormente attrezzata, per fronteggiare le emergenze.



 

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