Corte d'Appello di Milano, Sez. XIII, 21.12.2011

In tema di comunione ereditaria, il coerede commette abuso della propria situazione giuridica, se eccede nella quota di godimento a lui spettante, in quanto il suo diritto è limitato dal diritto degli altri partecipanti alla comunione. In tal caso, ciascuno dei coeredi è legittimato ad esercitare lo "ius prohibendi" per ottenere la cessazione dell'abuso, con le conseguenze relative, quali la restituzione dei frutti indebitamente percepiti o anche il risarcimento dei danni. Nel caso dì abuso da parte di un coerede, il giudice di merito non può limitarsi ad accertare la violazione di uno dei limiti posti all'uso della cosa comune dalla disposizione dell'art. 1102 c.c., il quale detta soltanto le condizioni perché l'uso della cosa comune sia lecito, ma deve fare riferimento anche alla concorrenza o non delle condizioni poste da altre norme al fine di stabilire la sussistenza della buona o mala fede del coerede (artt. 535 e 1147 c.c.), la esistenza o meno del consenso degli altri partecipanti alla comunione, la ricorrenza delle condizioni, poste dall'art. 2043 c.c., per il risarcimento dei danni (fatto illecito, diminuzione patrimoniale, nesso di causalità).



 

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