Corte d'Appello di Roma, Sez. III, 24.01.2012

In materia di arbitrato, la devoluzione in via esclusiva agli arbitri della ricostruzione in fatto del rapporto controverso, in linea con la scelta operata dalle parti con il compromesso, si riverbera poi sui confini entro i quali, in base al secondo comma dell'articolo 829 c.p.c., può essere denunciata la nullità del lodo per inosservanza di regole di diritto in iudicando, ed inoltre sui requisiti occorrenti per conferire specificità alla relativa deduzione. Tale denuncia, in quanto ancorata agli elementi accertati dagli arbitri, e quindi circoscritta in ambito analogo a quello della violazione di legge opponibile con il ricorso per cassazione ex art. 360 n. 3 c.p.c., postula l'allegazione dell'erroneità del canone di diritto applicato rispetto a quegli elementi, di modo che non è proponibile in collegamento con la deduzione di lacune d'indagine e di motivazione, che potrebbero evidenziare l'inosservanza di legge solo in esito al riscontro dell'omesso od inadeguato esame di circostanze di carattere decisivo. La denuncia medesima, inoltre, per ottemperare all'onere della specificazione delle ragioni dell'impugnazione, non può esaurirsi nel richiamo di principi di diritto, con invito al giudice dell'impugnazione di controllarne l'osservanza da parte degli arbitri, ma esige un pertinente riferimento ai fatti ritenuti dagli arbitri, per rendere autosufficiente ed intellegibile la tesi secondo cui le conseguenze tratte da quei fatti violerebbero i principi medesimi.



 

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