Corte d'Appello di L'Aquila, 26.03.2012

In merito al recesso del fallimento, quale promittente venditore, dal contratto preliminare di compravendita stipulato con il convenuto ed alla contestuale richiesta risarcitoria da illegittima occupazione dell'immobile, ancora in proprietà del fallimento, è privo di pregio la doglianza relativa all'errata qualificazione giuridica del contratto intervenuto tra le parti come preliminare di vendita piuttosto che come contratto definitivo. In tema di interpretazione del contratto, difatti, il giudice di merito nel rispetto degli artt. 1362 e 1363 c.c., può individuare la comune intenzione delle parti interpretando l'atto negoziale e le singole clausole, dando contezza in motivazione del risultato dell'indagine. Solo qualora dimostri l'impossibilità di conoscere la comune intenzione delle parti attraverso l'interpretazione letterale, potrà ricorrere a criteri sussidiari come il comportamento delle parti successivamente alla conclusione del contratto ovvero al principio di conservazione. Nel caso di specie non vi è alcun dubbio che le parti abbiano stipulato un contratto preliminare, deponendo in tal senso le espressioni letterali utilizzate dalle stesse.



 

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