Corte d'Appello di Palermo, Sez. III, 30.03.2012

E' imputabile per il reato di diffamazione a mezzo stampa il giornalista che omettendo di verificare la veridicità delle informazioni ricevute dalla propria fonte, anche al fine di valutare l'esistenza di eventuali errori nella percezione delle informazioni medesime, diffonda notizie che trasmodino in un'incontrollata aggressione verbale del soggetto criticato e si concretizzino nell'utilizzo di termini gravemente infamanti ed inutilmente umilianti che superino il limite della continenza nell'esercizio del diritto di critica. L'esimente dell'esercizio del diritto di cronaca, su quanto riferito, può essere utilmente invocata dal giornalista a condizione che lo stesso abbia provveduto a verificare i fatti narrati ed abbia provato di aver accuratamente svolto degli accertamenti per stabilire la verità degli stessi.



 

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