Corte d'Appello di Milano, 18.04.2012

La "nuova" regola introdotta dal legislatore del 2006 di escludere, in via generale, l'impugnabilità del lodo arbitrale per error in iudicando (restano, ovviamente, salvi i rimedi per error in procedendo, così come quelli tipizzati al primo comma dell'art. 829 c.p.c.), rappresenta un punto di equilibrio fra: a) la valorizzazione dell'autonomia privata, poiché si stabilisce che spetti alla libera scelta dei contraenti se rendere impugnabile, o meno, il lodo per tale tipo di vizio; b) l'irrobustimento della reciproca fiducia fra le parti, poiché si prevede che i contraenti, almeno "di norma", confidino nella giustezza e nella correttezza del lodo, tanto da escludere la sua impugnabilità; c) l'introduzione di elementi di deflazione del carico giudiziario civile; d) la salvaguardia di un accertamento giurisdizionale della nullità del lodo esteso anche agli errori di diritto (con eventuale, conseguente, giudizio rescissorio) attraverso la pattuizione "ad hoc".



 

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