Corte d'Appello di Firenze, Sez. III, 18.04.2012

In materia fallimentare, ai fini della configurabilità del delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione è sufficiente qualunque operazione diretta a distaccare dal patrimonio sociale, senza immettervi il corrispettivo, beni ed altra attività in genere, così da impedirne l'apprensione da parte degli organi fallimentari, da parte di chi abbia avuto in concreto l'effettivo potere di gestione della società poi dichiarata fallita, risolvendosi, tale depauperamento, in un pregiudizio per i creditori. L'elemento psicologico del reato di bancarotta fraudolenta è integrato dal dolo generico ovvero dalla consapevole volontà di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa rispetto alla finalità dell'impresa e di compiere atti che cagionino o possano cagionare danno ai creditori anche quando l'agente, pur non perseguendo direttamente tale risultato, lo preveda e ciò nonostante agisca consentendo la sua realizzazione.



 

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