Corte d'Appello di Roma, Sez. I, 30.04.2012

In tema di revocatoria fallimentare di pagamenti relativi a crediti liquidi ed esigibili, la conoscenza, da parte del creditore, dello stato di insolvenza del debitore poi fallito, della cui dimostrazione è onerata la curatela, sebbene in generale debba essere effettiva e non meramente potenziale, può essere provata in via indiretta anche attraverso elementi indiziari aventi i requisiti della gravità, precisione e concordanza. In particolare, il presupposto soggettivo dell'azione revocatoria può basarsi anche su elementi di fatto che attengano alla conoscibilità dello stato di insolvenza, purché idonei a fornire la prova per presunzioni della conoscenza effettiva; la dimostrazione, quindi, ben può essere indiretta, ossia può essere posta sul piano della logica concatenazione di eventi e condotte del soggetto che, in base al criterio di normalità assunto a parametro di valutazione, consente la prova presuntiva della "scientia decoctionis". Ne consegue che la scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione e il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità, sicché l'unico sindacato ammissibile davanti alla Corte di cassazione è quello sulla coerenza, congruenza e logicità della relativa motivazione.



 

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