Corte d'Appello di Firenze, Sez. II, 23.05.2012

Va assolto, per insussistenza del fatto, l'imputato per il reato p. e p. dall'art. 171-bis della legge n. 633 del 1941 perché, nella sua qualità di amministratore della s.r.l., con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di trarne profitto, deteneva a scopo commerciale ed imprenditoriale, presso i locali della società, p.c. contenenti programmi abusivamente duplicati, privi di licenza ed in assenza dei supporti con il contrassegno SIAE. A seguito della sentenza della Corte di Giustizia del 2007, è stato affermato l'obbligo per i giudici nazionali di disapplicare le norme che prevedono quale elemento costitutivo del reato la mancata apposizione del contrassegno SIAE. Detta conclusione, riflettendosi sull'ambito di operatività della legge n. 633 del 1941, comporta che non commette reato colui il quale sia trovato in possesso del software abusivamente duplicato, senza prova che abbia effettivamente, in forma materiale o morale, concorso nella duplicazione sanzionata.



 

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