Corte d'Appello di Napoli, Sez. III bis, 30.05.2012

In tema di mediazione immobiliare la conclusione dell'affare coincide con il compimento di un'operazione economica generatrice di un rapporto obbligatorio tra le parti che consenta a ciascuna di essa di agire per l'adempimento, l'esecuzione dei patti stipulati, il risarcimento del danno con la conseguenza che il contratto preliminare di compravendita è da considerare quale atto conclusivo dell'affare idoneo a far sorgere il diritto del mediatore alla provvigione. Ciò non vale per la semplice minuta che a differenza del preliminare, che genera l'obbligo delle parti di prestare il consenso alla stipula del contratto definitivo ed il cui contenuto è definito in ogni particolare, restando nell'area delle trattative, lascia alle parti la libertà di recesso con l'unico limite della responsabilità precontrattuale ai sensi dell'art. 1337 c.c. La minuta assolve solo l'onere di documentare l'intesa raggiunta su alcuni punti del contratto da concludere successivamente. Ne discende che in mancanza di una chiara e palese volontà contraria, sino al momento della stipula del compromesso non è possibile ritenere che l'affare sia concluso se non nell'ipotesi di proposta irrevocabile d'acquisto ove nell'accettazione si prevede già direttamente la stipula del contratto definitivo.



 

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