Corte d'Appello di Trento, 13.07.2012

Il tentativo di rapina impropria si perfeziona anche nei casi in cui la condotta di impossessamento della cosa non sia completata ma sia ancora in atto, in quanto il criterio qualificante della condotta criminosa va individuato nell'esercizio della violenza o della minaccia mentre è ancora in itinere l'azione difensiva, il cui esercizio impedisce all'agente di completare l'azione di sottrazione del bene. Nell'ipotesi contemplata dalla norma di cui all'art. 628, comma secondo, c.p., restano fermi tutti gli elementi imprescindibili della rapina, ovvero l'impossessamento del bene e la violenza e minaccia, ma si invertono le finalità, atteso che nel caso di rapina propria la violenza ha un carattere cronologicamente anteriore, in quanto diretta all'appropriazione che, a sua volta, assume una valenza consumativa del reato. Nel caso di rapina impropria, invece, la violenza, o minaccia, ha un carattere cronologicamente successivo all'appropriazione, ovvero al tentativo di appropriazione, sicché sono proprio la violenza o la minaccia ad assumere la valenza consumativa del reato.



 

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