Corte d'Appello di Roma, Sez. I, 30.08.2012

Nel giudizio abbreviato, soprattutto se non subordinato dall'imputato ad eventuali integrazioni probatorie, la peculiarità del rito speciale implica la necessaria utilizzazione di tutte le prove in relazione alla consistenza e completezza delle quali il giudice abbia ritenuto di poter decidere allo stato degli atti, essendo onere dell'interessato eccepire in limine (cioè prima dell'instaurazione del procedimento) la loro eventuale illegittima acquisizione, onde impedirne l'apprezzamento da parte del giudice ai fini della valutazione di anticipata definibilità della regiudicanda. Con il che l'imputato accetta il rischio che - in caso di rilevata invalidità o inutilizzabilità di alcune prove - il processo non possa più ritenersi definibile allo stato degli atti con conseguente reiezione della richiesta di accesso al rito speciale. Se l'imputato opta, invece, per l'adozione del rito speciale, senza sollevare contestazioni o senza che il giudice ritenga di formulare rilievi d'ufficio, egli non può poi dolersi dell'utilizzazione di fatti facenti parte del fascicolo del p.m. Una volta introdotto il rito contratto e - quindi - delimitata con certezza e con il concorso della volontà delle parti la piattaforma probatoria ai fini della decisione, non è più consentita la formulazione di eccezioni sulla validità degli atti o sull'utilizzabilità dei dati probatori contenuti nel fascicolo del p.m., salva l'ipotesi, ovviamente, che i dati probatori in parola siano stati acquisiti in violazione di specifici divieti normativi, sì da essere affetti da radicale nullità ed inutilizzabilità rilevabili anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo.



 

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