Corte d'Appello di Trento, 03.09.2012

In tema di giudizio abbreviato, l'eliminazione del consenso del pubblico ministero e la compressione della valutazione del giudice sulla definibilità del processo allo stato degli atti hanno provocato una vera e propria trasfigurazione del rito abbreviato, che non è più espressione di una forma di giustizia contrattata in quanto, fondandosi su una manifestazione di volontà del solo imputato, finisce per dover essere ricondotto allo schema di un negozio unilaterale. In sostanza l'accesso al giudizio abbreviato è divenuto un diritto dell'imputato, rispetto al quale il giudice ha l'obbligo di introdurre il rito, almeno nei casi di richiesta incondizionata, cioè non subordinata all'ammissione di prove integrative. La configurazione della richiesta incondizionata di giudizio abbreviato come un diritto potestativo dell'imputato ha come conseguenza che la scelta di essere giudicato allo stato degli atti, cioè in base a tutti gli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, comporta altresì l'accettazione necessaria della stessa imputazione formulata dall'accusa.



 

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