Corte d'Appello di Napoli, Sez. II, 19.09.2012

E' passibile di riforma la sentenza di condanna per il reato di omicidio, perché i prevenuti, in concorso tra loro e con altre persone non identificate, agendo l'uno come mandante e l'altro quale esecutore materiale, cagionavano la morte di un altro soggetto e ciò limitatamente alle riconosciute circostanze aggravanti dei motivi abietti o futili laddove risulti accertato che il movente risiedeva nell'intento del clan camorristico, di imporre la propria supremazia sul territorio. Invero, risultando incontrovertibile dagli atti processuali che l'omicidio in questione veniva eseguito per logiche di predominio territoriale dell'associazione camorristica guidata da uno degli imputati su quella di appartenenza della vittima, appare evidente la sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 7 della legge n. 203 del 1991 essendo, la sola matrice camorristica o mafiosa, di per se idonea a configurare l'aggravante in questione, che mai potrebbe coesistere con quella del motivo futile o abietto per il quale è richiesto un diverso ed autonomo contenuto fondante.



 

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