Corte d'Appello di Napoli, Sez. I, 19.09.2012

In merito all'imputazione per il reato di omicidio, eseguito per motivi futili ed abietti, è infondato il motivo di appello concernente l'esclusione dell'aggravante contestata costituendo, principio consolidato in giurisprudenza quello secondo cui il motivo è futile quando la spinta al reato manca di quel minimo di consistenza che la coscienza collettiva esige per operare un collegamento accettabile sul piano logico con l'azione commessa in guisa da risultate assolutamente sproporzionato all'entità del fatto e rappresentare quindi più che una causa determinante dell'evento, un mero pretesto e un'occasione per l'agente di dare sfogo al suo impulso criminale. La futilità, così intesa, quindi, appartiene alla sfera morale in quanto offensiva di una regola etica propria del comune sentire, che assegna un particolare disvalore ad un'azione criminosa psicologicamente indotta da una causale irrisoria, per cui l'inadeguatezza del movente contrasta con le elementari esigenze di giustizia avvertite dalla collettività civile. Nel caso di specie la futilità del motivo può certamente ravvisarsi nei contrasti insorti tra le parti in relazione al rifiuto opposto dalla vittima in merito alle richieste di rilascio di un terreno, con annesso casolare da parte dell'imputato. L'azione delittuosa risultava infatti animata dall'intento di costui di impossessarsi degli immobili.



 

Giurisprudenza correlata

 

Argomenti correlati

Informazioni aggiuntive