Corte d'Appello di Palermo, Sez. III, 26.10.2012

In merito all'appello esperito ai fini della riforma della sentenza di prime cure con la quale il prevenuto veniva giudicato colpevole del delitto p. e p. dall'art. 14 del D.Lgs. n. 286 del 1998 perché, sebbene espulso dal territorio dello Stato ove aveva fatto ingresso illegalmente, vi si intratteneva indebitamente e senza motivo, la procedura di allontanamento prevista dalla normativa italiana e contenuta nel D.Lgs. n. 286 del 1998, differisce dalla disciplina europea che prescrive la concessione di un termine per la partenza volontaria, compreso tra i sette ed i trenta giorni. La direttiva n. 115 del 2008 subordina espressamente l'uso delle misure coercitive al rispetto dei principi di proporzionalità e di efficacia per quanto riguarda i mezzi impiegati e gli obiettivi perseguiti. Ne consegue che gli Stati membri, al fine di ovviare all'insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all'allontanamento coattivo, non possono adottare una pena detentiva come quella prevista dall'art. 14, comma 5-ter, contrastanti con la normativa comunitaria; in tal caso, difatti, dette norme non possono che essere disapplicate con prevalenza della disciplina internazionale.



 

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