Corte d'Appello di Milano, 30.11.2012

In tema di accertamento giudiziario dello stato di insolvenza, posto che il concetto di insolvenza bancaria non presenta una sua connotazione specifica e quindi va valutata alla stregua dei criteri ordinari, l'esistenza o meno dello stato di decozione va riferito in via esclusiva all'imprenditore non ancora ammesso alla procedura di liquidazione coatta amministrativa, con l'effetto che il piano di ristrutturazione del debito predisposto dai commissari straordinari della precedente amministrazione straordinaria ed attuato dal commissario liquidatore non può essere parificato all'atto di disposizione dell'imprenditore idoneo a risanare l'insolvenza (nel caso di specie è stato accertato che esisteva lo stato di insolvenza alla data di ammissione della banca alla procedura di liquidazione coatta amministrativa in quanto quest'ultima, da un lato, era priva del credito necessario e non era in grado di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni e, dall'altro, il piano di ristrutturazione del debito elaborato dai commissari straordinari ed attuato dal commissario liquidatore non poteva essere apprezzato quale atto di ripristino della normalità della gestione in quanto in detto piano si sanciva in via definitiva la cessazione dell'attività di impresa della banca).



 

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