Tribunale di Roma, Sez. IX, 02.01.2012

Una volta sopravvenuto il fallimento o la liquidazione coatta amministrativa dell'asserito debitore (anche nel corso del giudizio di primo grado), il creditore deve far valere le sue ragioni nelle forme previste dalla legge fallimentare, in sede di ammissione al passivo, in concorso con gli altri creditori, con conseguente improcedibilità delle domande in precedenza promosse dal medesimo in sede ordinaria, salva la sua reviviscenza alla revoca o chiusura del fallimento. Il creditore, il quale non intenda proporre la domanda nelle forme imposte dalla legge fallimentare ed intenda invece proseguire il giudizio in sede ordinaria per precostituirsi un titolo da far poi valere nei confronti del fallito tornato in bonis, ma privo di effetti nei confronti della massa, deve, perciò, espressamente dichiarare di intendere agire non nei confronti della procedura concorsuale, ma dello stesso fallito o impresa soggetta alla l.c.a., la cui legittimazione processuale persiste, per ottenere appunto nei suoi confronti un titolo esecutivo dopo la cessazione della procedura concorsuale, manifestando in modo chiaro la sua intenzione di perseguire il fallito solo al suo rientro in bonis e quindi di non avanzare richiesta alcuna nei confronti della procedura concorsuale.



 

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