Tribunale di Monza, Sez. I, 11.01.2012

Nel processo civile la legittimazione passiva attiene al dovere del convenuto di subire il giudizio instaurato dall'attore con una determinata prospettazione del rapporto oggetto della controversia, indipendentemente dalla effettiva sussistenza o titolarità del rapporto stesso. Costituisce, invece, questione di merito quella sollevata dal convenuto col dedurre la propria estraneità al rapporto, ossia la mancanza di titolarità affermata invece da parte attrice. La legittimazione ad agire costituisce una condizione dell'azione, la cui esistenza è da riscontrare esclusivamente alla stregua della fattispecie giuridica prospettata dall'attore, prescindendo, cioè, dall'effettiva titolarità del rapporto dedotto in causa, onde appartiene al merito della causa, concernendo la fondatezza della pretesa, l'accertamento in concreto se l'attore e il convenuto siano, dal lato attivo e passivo, effettivamente titolari del rapporto fatto valere in giudizio ove risulti che la parte convenuta è estranea al fatto costitutivo del diritto fatto valere in giudizio dall'attore, la decisione negativa sulla relativa domanda deve intendersi adottata per ragioni di merito e non per difetto di legittimazione passiva. La questione della mancanza della titolarità passiva del rapporto dedotto in giudizio, pur se formulata dalla parte in termini di carenza di legittimazione passiva, non attiene ad una condizione dell'azione, ma al merito della causa.



 

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