Tribunale di Campobasso, 12.01.2012

In caso di danno cagionato dalla fauna selvatica, nel caso specifico un cinghiale, non è risarcibile in base alla presunzione di responsabilità contenuta nell'articolo 2052, c.c. Lo stato di libertà di cui godono tali specie è infatti incompatibile con un qualsiasi obbligo di custodia da parte della pubblica amministrazione. Trova invece applicazione a riguardo la norma generale di cui all'art. 2043, c.c., con la conseguenza, per il danneggiato, di dover provare tutti gli elementi costitutivi dell'illecito extracontrattuale, ossia la condotta omissiva o attiva, il dolo o la colpa del danneggiante, l'evento dannoso ed il rapporto di causalità tra condotta e danno. In tale ambito non è giuridicamente corretto affermare che l'ente proprietario della selvaggina debba predisporre tutte le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrechino danni a persone o cose. Una tale inversione dell'onere probatorio è prevista infatti soltanto per le varie ipotesi di responsabilità aggravata, ma non per la clausola generale di cui all'art. 2043, c.c. Quindi si deve verificare se in relazione al caso concreto siano ravvisabili specifiche condotte colpose o dolose per effetto delle quali il danno sofferto possa essere giuridicamente ascritto all'ente regionale, alla Provincia o all'ANAS.



 

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