Tribunale di Milano, Sez. lavoro, 16.01.2012

La tutela prevista dall'art. 18 della legge n. 300 del 1970 (Statuto dei lavoratori) attiene ad una fattispecie tipica, disciplinata dal legislatore con riferimento al recesso del datore di lavoro e presuppone l'esercizio della relativa facoltà con una manifestazione unilaterale di volontà di determinare l'estinzione del rapporto. Viceversa, una siffatta manifestazione non è configurabile nel caso di disdetta con cui il datore di lavoro, allo scopo di evitare la rinnovazione tacita del contratto, comunichi la scadenza del termine, sia pure invalidamente apposto, al dipendente, con la conseguenza che l'espletamento delle prestazioni cessa in ragione dell'esecuzione che le parti danno ad una clausola nulla. Ne deriva che al dipendente che cessi l'esecuzione della prestazione lavorativa per attuazione di fatto del termine nullo non spetta la retribuzione finché non provveda ad offrire la prestazione stessa, determinando una situazione di mora accipiendi del datore di lavoro.



 

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