Tribunale di Novara, 06.02.2012

Deve premettersi, in via generale, che, come ampiamente noto, a norma dell'art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (Divorzio), nel testo modificato dalla legge 6 marzo 1987, n.74, l'assegno di divorzio ha funzione eminentemente assistenziale, rispondente all'esigenza di porre rimedio, in base ad un superiore principio solidaristico, allo stato di bisogno economico in cui venga a trovarsi la parte più debole in dipendenza dello scioglimento del vincolo matrimoniale (v. Cass. Civ. 4.6.2001 n. 7541). L'accertamento del diritto all'assegno di divorzio si articola, poi, in due fasi. Nella prima fase il giudice deve accertare l'inadeguatezza dei mezzi dell'istante e l'impossibilità di questi di procurarseli per ragioni oggettive. Tale presupposto, che condiziona l' an, cioè il sorgere del diritto all'assegno, deve intendersi come insufficienza dei redditi e dei cespiti patrimoniali del coniuge "debole" a garantirgli un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, senza che sia necessario un vero e proprio stato di bisogno (v. App. Napoli 26.01.2009). Il giudizio di adeguatezza deve, poi, essere compiuto in senso relativo, atteso che i mezzi dell'istante devono valutarsi non in termini oggettivi, bensì rapportandoli al tenore di vita matrimoniale che le disponibilità economiche della coppia avrebbero dovuto garantire, senza che rilevi il più modesto livello di vita eventualmente subito o tollerato (v. Cass. Civ. 12.12.2003 n. 19026, 7.05.2002 n. 6541, 26.11.1996 n. 10465). Se l'accertamento del presupposto di esistenza del diritto all'assegno ha dato esito positivo, il giudice, nella seconda fase, diretta a determinare in concreto la quantificazione economica del medesimo, utilizza i criteri delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico di ciascuno alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune, e del reddito di entrambi, i quali rivestono, appunto, la funzione di fattori di moderazione e di diminuzione della somma considerata in astratto (v. Cass. S.U. n. 11490 del 1990, e Cass. 12 marzo 1992 n. 3019).



 

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