Tribunale di Napoli, Sez. I, 21.02.2012

In base alla legge 1 dicembre 1970, n. 898 (Divorzio), art. 5 come modificato dalla legge 6 marzo 1987, n. 74, art. 10, l'accertamento del diritto all' assegno di divorzio si articola in due fasi, nella prima delle quali il giudice e chiamato a verificare l'esistenza del diritto in astratto, in relazione all'inadeguatezza dei mezzi o all'impossibilita di procurarseli per ragioni oggettive, raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio, fissate al momento del divorzio, e quindi procedere ad una determinazione quantitativa delle somme sufficienti a superare l'inadeguatezza di I detti mezzi, che costituiscono il tetto massimo della misura dell' assegno. Di conseguenza, data la pacifica natura solo assistenziale dell'assegno di divorzio, si deve negare che precluda il riconoscimento del diritto all'assegno una capacità di produzione del reddito sufficiente ad una vita dignitosa o agiata di chi chiede l'assegno, ma in ogni caso di gran lunga inferiore alle entrate prodotte e producibili, sia all'epoca della vita comune durante il matrimonio che all'attualità, dalla controparte.



 

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