Tribunale di Firenze, Sez. lavoro, 24.02.2012

L'art. 152 disp.att.c.p.c., nel testo sostituito dall'art. 42, D.L. n. 30 settembre 2003, n. 269, convertito nella legge 24 novembre 2003, n. 326, e ultimamente modificato dalla legge n. 69/2009, prevede che nei giudizi per ottenere prestazioni previdenziali o assistenziali la parte soccombente, salva l'ipotesi di lite temeraria disciplinata dall'art. 96 comma 1 c.p.c., non può essere condannata al pagamento delle spese, competenze ed onorari quando risulti titolare, nell'anno precedente a quello della pronuncia, di un reddito imponibile a fini IRPEF (risultante dall'ultima dichiarazione) pari o inferiore a due volte l'importo del reddito stabilito ai sensi degli artt. 76, commi da 1 a 3, e 77 del T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115. L'interessato all'uopo deve formulare apposita dichiarazione sostitutiva di certificazione nelle conclusioni dell'atto introduttivo, in cui anche si impegna a comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito verificatesi nell'anno precedente. I testuali riferimenti normativi "all'anno precedente a quello di instaurazione del giudizio" e alle "conclusioni dell'atto introduttivo", nonché il previsto necessario impegno di comunicare le variazioni reddituali rilevanti "fino a che il processo non sia definito" (e non solo fino alla conclusione del primo grado di giudizio), stanno ad indicare che, qualora le condizioni reddituali previste per l'esonero siano presenti al momento dell'instaurazione della lite, l'onere autocertificativo imposto alla parte ricorrente deve essere assolto con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado ed esplica la propria efficacia anche nei gradi successivi, pena la decadenza dal beneficio.



 

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