Tribunale di Torino, Sez. I, 27.02.2012

La sottoscrizione da parte dei clienti della sezione del contratto di investimento relativa alle operazioni in conflitto di interessi e la presa d'atto degli stessi che nell'esecuzione dell'incarico potrebbe configurarsi una situazione di conflitto di interessi, con espressa autorizzazione ad effettuare investimenti aventi ad oggetto gli strumenti finanziari acquistati, sottoscritti o venduti in conflitto di interesse, nonché investimenti in quote od azioni di organismi di investimento collettivo ancorché istituiti o gestiti dalla medesima società o da società appartenenti al medesimo gruppo, senza limiti quantitativi, non esonera la società di investimento dal rispetto degli obblighi discendenti dalla normativa regolamentare riguardante il conflitto di interessi ex art. 27, Reg. Consob n. 11522 del 1998, poiché i doveri dell'intermediario finanziario riguardanti la fase successiva alla stipulazione del contratto d'intermediazione o di gestione del portafoglio di investimenti sono di fonte legale e derivano da norme inderogabili destinate ad integrare a tutti gli effetti il regolamento negoziale vigente tra le parti. In ogni caso a fronte della espressa previsione del contratto quadro in ordine alla circostanza che l'autorizzazione ad operare in conflitto di interessi debba riguardare l'espressa indicazione delle operazioni di sottoscrizione nelle quali vi sia un conflitto di interesse, è in tal senso inidonea una indicazione del tutto ipotetica e generalizzata. Inoltre, la previsione contrattuale suddetta (nella specie nemmeno sottoscritta ex art. 1341, comma secondo, c.c.), nella parte in cui consente al professionista, in via preventiva, di compiere autonomanente qualsiasi investimento, senza limitazioni, escludendo qualsiasi controllo e autorizzazione preliminare del cliente, contrasta con l'art. 33, comma primo, D.Lgs. n. 206 del 2005 (Codice del Consumo) laddove prevede come nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. (Consegue nel caso concreto l'accoglimento della domanda risolutoria formulata dall'investitore per inadempimento del professionista di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.).



 

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