Tribunale di Milano, Sez. X, 08.03.2012

L'ente è responsabile per il reato che sia commesso nel suo interesse o a suo vantaggio, senza che sia autorizzata alcuna partizione interna al concetto di reato, con particolare riguardo, per un verso, alla condotta, che necessariamente pertiene alla persona fisica, e, per altro verso, all'evento, qualora la struttura del reato, come nel caso, tipicamente, delle lesioni personali e dell'omicidio, faccia discendere dalla condotta un evento naturalisticamente inteso. Il dato merita di essere sottolineato perché la disposizione in parola, con una formula letterale per vero inedita nei criteri ascrittivi di responsabilità in seno al diritto penale ed al diritto sanzionatorio amministrativo, pone, ed anzi si limita a porre, la responsabilità in sé dell'ente, scegliendo per brevità di correlarla con la commissione di un reato: ove certune persone fisiche, quelle di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'art. 5, alle condizioni in negativo ed in positivo previste dagli artt. 6 e 7, pongano in essere alcun reato contemplato dal catalogo elencato nella Sezione III del Capo I (artt. 24 ss.), l'ente ne è responsabile, nel senso che ne risponde e ne risponde alla collettività intera, in una logica, non ripristinatoria o genericamente risarcitoria, che collocherebbe siffatta responsabilità nel sistema sanzionatorio di marca civilistica, ma afflittiva o punitiva, che per l'effetto "avvicina" siffatta responsabilità a quella penale.



 

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