Tribunale di Foggia, Sez. I, 08.03.2012

Definitivamente accantonata la figura del c.d. "danno morale soggettivo" (quale patema d'animo transeunte), la sofferenza morale - senza ulteriori connotazioni in termini di durata - integra un pregiudizio non patrimoniale soltanto qualora trattasi di sofferenza soggettiva, considerata in sé (ad es.: patema d'animo sofferto dalla persona diffamata o lesa nella sua integrità personale) e non quando sia considerata quale componente di un più complesso pregiudizio non patrimoniale, come avviene nel caso in cui vengano dedotte alterazioni degenerative di tipo patologico, ipotesi nella quale si rientra nell'area del danno biologico di cui è componente - per sua natura intrinseca - ogni sofferenza, fisica o psichica, ed in cui la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale (generalmente liquidato in una percentuale del primo) determina duplicazione di risarcimento. Sicché, esclusa la suddetta duplicazione, il giudice, nella liquidazione del danno deve procedere ad adeguata personalizzazione della liquidazione del danno biologico, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza.



 

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