Tribunale di Venezia, 15.03.2012

L'ammissione tardiva al passivo fallimentare rappresenta, al pari di quella ordinaria, una fase del medesimo procedimento giurisdizionale, sicché le determinazioni prese in tale ultima sede hanno valore di giudicato interno rispetto alla domanda tardiva, la quale, pertanto, deve avere ad oggetto un credito del tutto diverso - sia per "petitum" che per "causa petendi" - da quello già ammesso, coprendo il giudicato endofallimentare sia il dedotto che il deducibile. In forza di tale principio, deve ritenersi inammissibile la domanda tardiva di interessi relativa ad un credito già ammesso in linea capitale, così come è inammissibile la domanda tardiva per ritenute fiscali di un credito di lavoro già ha insinuato al passivo al netto di tali ritenute, posto che tali domande tardive sono fondate sulla stessa causa pretendi di quelle già ammesse al passivo.



 

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