Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, 19.03.2012

Ai sensi dell'art. 44, R.D. n. 267/1942 (legge fallimentare), sono inefficaci nei confronti dei creditori concorsuali i pagamenti e gli atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento; pertanto, le somme o i beni di cui il fallito abbia inefficacemente disposto continuano a far parte del patrimonio fallimentare e, se ne sono usciti, vi debbono essere riversati, al fine di preservare l'attivo fallimentare e tutelare la par condicio creditorum. Invero, il principio della par condicio creditorum, la cui salvaguardia costituisce la ratio della sottrazione al fallito della disponibilità dei suoi beni, è violato non solo dai pagamenti eseguiti dal debitore successivamente alla dichiarazione di fallimento, ma da qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile, sia pur indirettamente, in quanto effettuato con suo denaro. A quest'ultima categoria va ricondotto il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore del fallito che abbia ottenuto l'assegnazione coattiva del credito ai sensi dell'art. 553 c.p.c.. Né assume rilievo la data di emanazione dell'ordinanza rispetto a quella della pronuncia della sentenza di fallimento, rilevando unicamente il momento della corresponsione delle somme.



 

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