Tribunale di Novara, 27.03.2012

Ritiene il Tribunale che la mera accertata menomazione della capacità di agire sia sufficiente ad integrare una giusta causa di revoca ex art. 2259 c.c., ove non sia accompagnata da specifiche violazioni. Autorevole dottrina, anche valorizzando, per le società di persone, i distinguo tra le previsioni dell'art. 2286 e 2259 c.c., che fanno riferimento, il primo, a "gravi inadempienze" del socio e il secondo al concetto di "giusta causa", ha affermato come quest'ultima nozione risulti più ampia della violazione da parte del socio amministratore dei propri doveri che, seppure ne rimane la manifestazione più caratteristica, non ne esaurisce tuttativa l'ambito definitorio. Così argomentando, la giusta causa di revoca è stata definita non solo come violazione da parte dell'amministratore dei propri doveri, ma altresì come ogni evento, anche non imputabile all'amministratore, che rende impossibile o estremamente difficoltoso l'assolvimento dei suoi normali compiti. Anche la giurisprudenza ha dimostrato di prestare adesione a tale nozione lata della giusta causa di revoca - e la casistica rassegnata da parte reclamante ne è la dimostrazione, cfr. Tribunale di Napoli 5.6.2000, Tribunale di Verona 9.6.1994 - segnalandone la possibile dipendenza da circostanze estranee alla violazione dell'agente, anche obiettive, tali da scuotere la fiducia posta alla base del rapporto tra amministratore ed amministrati (c.d. giusta causa oggettiva). Il Tribunale reputa pienamente condivisibile l'indirizzo teorico sopra esposto, per cui l'accertamento di eventuali atti di mala gestio, di vui pure il Giudice di prime cure si era occupato, diventa ultroneo.



 

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