Tribunale di Napoli, 30.03.2012

Le misure cautelari previste dall'articolo 15, legge fallimentare, R.D. n. 267/1942, richiedono la contestuale presenza (e la relativa dimostrazione) di due presupposti, vale a dire: 1) il fumus boni iuris, da intendersi come la probabile sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi necessari per la dichiarazione di fallimento a norma degli artt. 1 e 15 legge fallimentare; 2) il periculum in mora, vale a dire il rischio che, nelle more del procedimento prefallimentare, possa essere lesa la capacità produttiva ("... a tutela... dell'impresa...") oppure l'integrità fisica e/o giuridica (e quindi, il valore) dell'azienda ("... a tutela del patrimonio...") del debitore resistente, a mezzo, se del caso, di atti di distrazione dell'attivo ovvero di assunzione di nuovi debiti, e che, per l'effetto, in caso di successivo fallimento, sia impedita o resa più difficile, incerta o lunga o dispendiosa la liquidazione concorsuale e, quindi, l'an e/o il quantum di soddisfazione delle ragioni creditorie insinuate al passivo. Tali misure, peraltro, non essendo tipizzate dalla legge, possono assumere il contenuto più vario, da modulare in base alle esigenze del caso concreto, e consistere, tra l'altro, nel sequestro conservativo dei beni o dell'azienda del debitore, al fine di rendere inopponibili (mediante conferma della misura nella sentenza di fallimento) alla massa dei creditori gli eventuali atti di disposizione successivamente compiuti dallo stesso prima del fallimento, ovvero nel sequestro giudiziario dei beni o dell'azienda del debitore, al fine di evitarne (fino alla probabile apprensione del curatore) la dispersione materiale, ovvero ancora nella pronuncia di provvedimenti quali la sostituzione dell'imprenditore con un amministratore di tipo giudiziale o l'affiancamento dell'imprenditore con un custode, cui ogni decisione di straordinaria amministrazione debba essere sottoposta per l'approvazione, ovvero la semplice inibizione di compiere atti di straordinaria amministrazione o la necessità per l'imprenditore di munirsi di autorizzazione del tribunale per compiere determinate attività.



 

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