Tribunale di Catanzaro, 30.03.2012

In una società democratica - cui è connaturata la possibilità di scambiarsi opinioni -, deve essere garantito il diritto di svolgere, anche pubblicamente, valutazioni e critiche dell'operato altrui (anche del lavoratore), a patto che tale critica rispetti i limiti di continenza e non travalichi in una gratuita degradazione della persona oggetto di censura. E' evidente che è spiacevole subire critiche, in particolare se esse siano provenienti dal datore di lavoro o dal dirigente e se attengano alla prestazione lavorativa; ed è altrettanto notorio che la sensibilità del destinatario della censura può rimanere scalfita. Nondimeno, tale banale osservazione non può significare che qualunque affermazione critica idonea a colpire l'amor proprio del lavoratore configuri illecito penalmente sanzionabile e civilmente risarcibile.



 

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