Tribunale di Padova, 06.04.2012

Il presupposto per l'applicazione delle misure di prevenzione, secondo il testo attualmente in vigore della legge n. 1423 del 1956, deve rinvenirsi nella possibilità di ascrivere al soggetto comportamenti abituali di rilevanza penale, sia pure a titolo di sospetto, mentre risulta eliminato ogni riferimento a comportamenti che, seppure qualificabili come disdicevoli e/o contrari al buon costume, non sono caratterizzati dalla rilevanza penale. Avuto particolare riguardo all'attività di prostituzione, la stessa di per sé non costituisce reato, né presupposto per l'applicazione delle misure di prevenzione, in quanto non si connota come traffico delittuoso, né sono delittuosi i suoi proventi, né si profila, trattandosi di condotta lecita, come un reato contro i minori, la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubblica, potendo configurarsi come tale sono qualora associata a comportamenti penalmente rilevanti, ascrivibili allo stesso soggetto, tale che i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione altrui giustificano l'applicazione delle misure di prevenzione nei confronti dei soggetti che di tali reati sono gli autori e non anche di coloro che ne costituiscono soggetti passivi.



 

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