Tribunale di Firenze, Sez. I, 11.04.2012

Il reato di favoreggiamento dell'ingresso o della permanenza illegale degli stranieri nel territorio dello Stato deve ritenersi sussistente anche quando il visto d'ingresso o il rinnovo del permesso sia ottenuto fraudolentemente e mediante simulazione dei necessari presupposti (quali l'assunzione fittizia) o, comunque, quando, pur essendo formalmente regolare l'ingresso dello straniero, sia in realtà finalizzato ad una permanenza illegale. Prima della novella apportata dalla legge n. 94 del 2009, il disposto di cui all'art. 12, comma terzo, D.Lgs. n. 286 del 1998 (T.U. Immigrazione) contemplava una fattispecie autonoma di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, più grave di quella prevista dal primo comma del citato articolo di legge, avente quale elemento peculiare il dolo specifico costituito dal fine di trarne profitto anche indiretto. A seguito della modifica del 2009, invece, la struttura del reato è stata completamente rovesciata, in quanto quelle che un tempo erano considerate delle circostanze aggravanti, all'attualità integrano elementi costitutivi del reato, mentre, viceversa, il fine di trarne profitto ha perso la propria natura originaria di elemento costitutivo del reato, per assumere quella di circostanza aggravante ai sensi dell'art. 12, comma terzo ter, D.Lgs. n. 286 del 1998. Per effetto di queste modifiche il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina costituisce autonoma figura di reato sanzionata, al ricorso delle ipotesi ivi contemplate, più gravemente rispetto a quella prevista dall'art. 12, comma primo.



 

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