Tribunale di Taranto, Sez. II, 16.04.2012

In merito all'imputazione per il reato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale, spesso la piattaforma probatoria di esaurisce solamente nel contributo cognitivo fornito dalla presunta vittima, in forza della cui testimonianza è possibile pervenire all'affermazione di un giudizio di colpevolezza dell'autore dei fatti denunciati. In merito a dette fattispecie delittuose, infatti, non sussistono prove c.d. legali e così è rimesso al libero convincimento del giudice la valutazione della prova, intendendo tale una circostanza idonea, anche da sola, a dimostrare un fatto o una parte di esso. La testimonianza della p.o., sottoposta alla regola del libero convincimento del giudice, può da sola fondare un giudizio di colpevolezza ma in ragione dell'interesse di cui la stessa è portatrice in seno al giudizio, è necessario vagliarne l'attendibilità con cautela, compiendo un esame particolarmente rigoroso anche attraverso una conferma che provenga da altri elementi probatori.



 

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