Tribunale di Mantova, Sez. II, 02.05.2012

In tema di responsabilità medica, facendo applicazione del principio di cui alla sentenza Cass. Sez. Un. Civ., 30 ottobre 2001, n. 13533, la ripartizione dell'onere probatorio tra paziente e struttura sanitaria comporta che il paziente debba dimostrare il titolo della sua pretesa ed allegare l'inadempimento del sanitario consistente dell'aggravamento della propria situazione patologica o nell'insorgenza di nuove patologie, mentre il contenuto della prestazione medica rimane a carico del medico quale prova dell'esatto adempimento. Più precisamente, è onere del paziente: 1) provare il contratto (o il contatto sociale) con la struttura sanitaria pubblica o privata e/o con il medico; 2) provare il danno patito; 3) allegare l'inadempimento della struttura medica o del medico, per aver posto in essere una condotta imperita o negligente; 4) allegare che sussiste un nesso causale tra il danno patito e l'inadempimento della struttura medica o del medico. È invece onere della struttura medica e/o del medico: 1) provare che non vi è stato l'inadempimento e che gli esiti peggiorativi sono stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile; 2) provare che, pur essendovi stata una condotta inadempiente, essa non è stata causa del danno lamentato e che quindi non sussiste nesso causale tra condotta del debitore e pregiudizio del creditore. Con riguardo al nesso di causalità, va ricordato che benché il danneggiato possa limitarsi alla mera allegazione dell'inadempimento, deve tuttavia trattarsi di un inadempimento "qualificato" che sia quanto meno astrattamente idoneo alla produzione del danno (Cass. Sez. Un. Civ., 11 gennaio 2008, n. 577).



 

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