Tribunale di Monza, 09.05.2012

Sussiste il concorso degli imputati nei reati di ricettazione, truffa e minaccia, perché gli stessi, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, ricevevano l'assegno bancario risultato rubato e con raggiri consistiti nel consegnare il titolo in pagamento per la sostituzione delle gomme, inducevano in errore il venditore circa la possibilità di incassare l'assegno, determinandolo a restituirgli la macchina con le ruote cambiate, procurandosi l'ingiusto profitto in danno del gommista. Alle fattispecie ascritte si affianca il reato di minaccia per aver i prevenuti minacciato di morte la loro vittima che si rifiutava di restituire il titolo oramai depositato in banca. La ricettazione è dimostrata dalla compilazione e dalla sottoscrizione dell'assegno da parte degli imputati, pur non essendo titolari del relativo conto corrente mentre per il reato di truffa appare evidente che l'atto di consegnare in pagamento un assegno di provenienza furtiva, compilandolo nell'ammontare ed apponendovi la firma di traenza, configura la condotta dell'artifizio e del raggiro, idonea ad indurre in errore la p.o. in merito alla liceità del mezzo di pagamento con conseguente danno per la stessa ed ingiusto profitto per l'autore.



 

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