Tribunale di Torino, Sez. I, 14.05.2012

Sebbene le ricerche e le cognizioni sulla elevatissima pericolosità dell'amianto, e segnatamente sulle caratteristiche e sull'incidenza del mesotelioma, non fossero, negli anni sessanta e nei primissimi anni settanta, assimilabili a quelle attuali, e dunque non potessero definirsi "consolidate", è comunque assodato che le conoscenze sulla pericolosità dell'amianto, non solo con riferimento al rischio di asbestosi e di tumore polmonare, ma anche relativamente al rischio di mesotelioma (pleurico e peritoneale), avevano raggiunto, già negli anni sessanta ed all'inizio degli anni settanta, i grandi gruppi industriali che dominavano il mercato mondiale dell'amianto. Costoro, anziché attivarsi per recepire le evoluzioni delle conoscenze scientifiche, adottarono immediatamente contromisure per occultarle, al fine dichiarato di sferrare una controffensiva in difesa dell'amianto, con condotta mantenuta addirittura fino al 1980, quando ormai la correlazione tra esposizione all'amianto e mesotelioma era divenuta conoscenza acquisita. Il tutto pur di proseguire l'attività imprenditoriale, facendo così emergere un dolo di elevatissima intensità (così nel caso degli imputati "sub judice", esponenti di spicco dei gruppi stranieri che di fatto gestirono la italiana Eternit S.p.A. sino al fallimento nel 1986, condannati per disastro doloso ex art. 434 c.p.v. c.p. e per omissione dolosa di cautele antinfortunistiche ex art. 437 c.p.v. c.p.).



 

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