Tribunale di Bologna, 16.05.2012

Il detenuto, imputato per il reato di resistenza a P.U., perché usava minaccia nei confronti dell'Agente di Polizia Penitenziaria, per essere stato da questi invitato a spogliarsi in quanto sottoposto a perquisizione personale, deve essere assolto dall'imputazione per il fatto ascritto ove non punibile per essere stato commesso il fatto in seguito ad eccesso arbitrario dai limiti delle attribuzioni del P.U. Nel caso di specie il fatto concerne la perquisizione cui veniva sottoposto il prevenuto a seguito del colloquio con un parente; in tale occasione accadeva che l'agente lo invitava a far flessioni nudo al fine di accertare che non nascondesse nulla nell'orifizio anale. Ebbene, nonostante le ragioni di controllo sottese alla richiesta dell'agente, appare evidente che si tratti di un atto avvilente che può giustificarsi solo in presenza di motivi seri. Ne discende che in mancanza di una situazione di pericolo, legittimante la richiesta di effettuare flessioni, appare evidente che lo sfogo verbale del prevenuto costituisca una reazione legittima ad un atto che per modalità di esecuzione costituisce arbitrio del P.U.



 

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