Tribunale di Monza, 24.05.2012

Nel reato di violenza privata la minaccia (o la violenza fisica) ha funzione di mezzo a fine: occorre cioè che essa sia diretta a costringere taluno a fare, tollerare od omettere una determinata cosa, con un evento, quindi, di danno, rappresentato dal comportamento coartato del soggetto passivo, dipendente dall'atto di intimidazione patito. Per la sussistenza dell'ipotesi della minaccia, invece, è sufficiente che l'agente eserciti genericamente un'azione intimidatoria fine a se stessa, trattandosi di reato formale di pericolo. Pertanto il criterio distintivo tra le due figure non risiede nella materialità del fatto, che può essere identico nelle due fattispecie, bensì nell'elemento intenzionale in quanto la violenza privata richiede un quid pluris, dovendo la minaccia o la violenza esser rivolte ad ottenere dal soggetto passivo una particolare, determinata condotta.



 

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