Tribunale di Monza, 01.06.2012

In materia di utilizzabilità processuale dei prelievi ematici eseguiti su soggetti alla guida di un veicolo che vengano sottoposti a controllo ai fini dell'accertamento della sussistenza del reato di guida in stato di ebbrezza, devono distinguersi i casi in cui il prelievo ematico sia stato effettuato, secondo i normali protocolli medici di pronto soccorso, e a scopi prognostico-curativi, durante il ricovero presso una struttura ospedaliera pubblica a seguito di un incidente stradale, da quello in cui analogo prelievo sia stato richiesto quale mezzo di prova ed al di fuori dall'ambito di un protocollo medico di pronto soccorso, giacché non etiologicamente teso al raggiungi mento di fini sanitari (ma processuali). Mentre, invero, nel primo caso l'accertamento invasivo non può dirsi illegittimamente effettuato (pur in assenza del consenso dell'indagato) ed il relativo referto sarà comunque utilizzabile quale documento ex art. 234 c.p.p., nel secondo caso, al contrario, ove l'accertamento in esso documentato sia stato effettuato solo su richiesta della polizia stradale e per ragioni esclusivamente investigative ed accusatorie, gli esiti non rivestono dignità di prova processuale utilizzabile, perché assunta in violazione del disposto di cui all'art. 354 e ss. c.p.p.



 

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