Tribunale di Napoli, Sez. III, 01.06.2012

In ipotesi di contestazione del delitto di cui all'art. 474 c.p. la sola grossolanità della contraffazione riscontrata sulla merce detenuta dall'agente ai fini della vendita, riconoscibile dall'acquirente in ragione delle modalità della vendita (quali prezzo eccessivamente basso rispetto a quello dei prodotti originali o vendita effettuata in mercatini rionali o ambulanti) non consente la configurabilità di un reato impossibile, poiché l'attitudine della falsificazione ad ingenerare confusione deve essere valutata non con riferimento al momento dell'acquisto, bensì in relazione alla visione degli oggetti nella loro successiva utilizzazione. La fattispecie di reato in questione è, infatti, volta a tutelare, in via principale e diretta, non la libera determinazione dell'acquirente, ma la pubblica fede, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi o segni distintivi, che individuano le opere dell'ingegno o i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione; trattasi quindi di reato di pericolo, per la cui integrazione non è necessaria l'avvenuta realizzazione dell'inganno.



 

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