Tribunale di Taranto, 06.06.2012

In materia di azione revocatoria ordinaria, nell'ipotesi in cui trattasi di alienazione successiva alla nascita del debito, deve ritenersi sufficiente, in punto di elemento soggettivo, la mera consapevolezza di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore (scientia damni), la cui prova può essere fornita anche tramite presunzioni, senza che assumano viceversa rilevanza la intenzione del debitore medesimo di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore (consilium fraudis), ovvero la relativa conoscenza o partecipazione da parte del terzo. Qualora, invece, l'atto risulti essere anteriore al credito, è sufficiente il mero dolo generico ad integrare l'animus nocendi, vale a dire la mera previsione, da parte del debitore, del pregiudizio dei creditori, e, pertanto, non si richiede il dolo specifico. In ipotesi di atto di disposizione a titolo oneroso ed anteriore al sorgere del credito, occorre, inoltre, la partecipatio fraudis del terzi, ossia la conoscenza, da parte di questi, della dolosa preordinazione della vendita rispetto al credito futuro.



 

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