Tribunale di Monza, 11.06.2012

L'imputazione per il reato di maltrattamenti in famiglia, per aver il prevenuto maltrattato la coniuge sottoponendola ad un regime di vita insostenibile, proferendo nei riguardi della medesima frasi e parole ingiuriose e minacciose e distruggendo in varie occasioni suppellettili della casa, agendo il più delle volte in stato di alterazione psicofisico dovuto all'abuso di sostanze alcoliche, deve diversamente qualificarsi ai sensi del comma 1° dell'art. 570 c.p. ove risulti accertato, in corso di causa, che l'imputato si sia sostanzialmente disinteressato della vita e delle esigenze dei suoi familiari, trascorrendo la giornata al bar e dissipando la pensione nel consumo di alcolici e nel gioco del videopoker. Ritenuto che con il matrimonio si assumono precisi doveri di solidarietà materiale e morale nei confronti del coniuge e degli altri componenti della famiglia, ne deriva l'infondatezza della tesi difensiva che ritenga l'imputato libero di spendere come crede la propria pensione.



 

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