Tribunale di Trento, 12.06.2012

In sede penale il vizio logico-giuridico di un provvedimento amministrativo è sindacabile solo se connotato da assenza assoluta di motivazione ovvero trasmodante in uso non appropriato del potere discrezionale per difetto di nesso giuridico fra presupposti di fatto e conclusioni. Il Giudice penale non può perciò sostituire la propria personale valutazione al giudizio di pericolosità espresso dal Questore nell'atto che applica la misura di prevenzione, in quanto in tal caso si verificherebbe un sindacato giurisdizionale di merito, non ammissibile sull'atto amministrativo. L'unica verifica consentita, ed anzi voluta da parte del Giudice penale è, dunque quella sulla legittimità del provvedimento, ovvero sulla sua conformità o meno alle prescrizioni di legge. Ciò posto, deve ritenersi che i provvedimenti i quali si limitino ad elencare i precedenti penali e di polizia del soggetto, traendone, con metodo apparentemente sillogistico, la conclusione circa la sussistenza dei presupposti per l'applicazione di una misura di prevenzione, devono ritenersi illegittimi per violazione dell'obbligo di motivazione in ordine agli elementi da cui viene desunto il giudizio di pericolosità del soggetto e vanno disapplicati.



 

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