Tribunale di Milano, Sez. X, 14.06.2012

Il danno biologico terminale, ovvero il danno subito dal "de cuius" nell'intervallo di tempo tra la lesione del bene salute e il sopraggiungere della morte conseguente a tale lesione rientra nel danno da inabilità temporanea, la cui quantificazione equitativa va operata tenendo conto delle caratteristiche peculiari di questo pregiudizio, consistenti nel fatto che si tratta di un danno alla salute che, sebbene temporaneo, è massimo nella sua entità e intensità; in quanto danno da inabilità permanente il danno biologico terminale si verifica sempre quando uno spazio temporale intercorra fra lesione e morte a causa di essa. In questa prospettiva l'apprezzabilità dello spazio intertemporale consiste nel requisito di una netta separazione temporale fra i due eventi che valga a distinguere la loro verificazione nel tempo. Verificatosi questo requisito il danno biologico terminale è sempre esistente per effetto della percezione anche non cosciente della gravissima lesione dell'integrità personale della vittima nella fase terminale della sua vita.



 

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