Tribunale di Trento, 19.06.2012

A seguito dell'introduzione del T.U. in materia ambientale (D.Lgs. n. 152 del 2006) non è più invocabile la regola per la quale nel reato di smaltimento illecito di rifiuti, non solo si poteva essere chiamati a rispondere anche a titolo di colpa, e dunque per imprudenza, negligenza o imperizia, ma addirittura la buona fede era esclusa quasi per definizione in ipotesi di vio1azione dell'obbligo di diligenza imposto al detentore dei rifiuti; in capo al quale, infatti, si costituiva il dovere di "chiedere esplicitamente al soggetto al quale conferiva i propri rifiuti se fosse in possesso dell'autorizzazione a gestirli" e si dichiarava l'art. 48 c.p., non applicabile alla fattispecie, laddove l'imputato non avesse motivatamente allegato di essere stato ingannato dalla società alla quale aveva conferito i rifiuti stessi. La nuova fattispecie delineata nell'attuale art. 258 del T.U. dell'ambiente (D.Lgs. n. 152 del 2006) ha infatti natura dolosa e, perciò, dal suo ambito esulano attualmente tutte quelle condotte connotate da negligenza, imprudenza, imperizia.



 

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