Tribunale di Milano, 20.06.2012

Presupposti per l'accoglimento dell'azione revocatoria ordinaria sono l'esistenza di un credito in capo a chi agisce in revocatoria, l'effettività del danno, inteso come lesione della garanzia patrimoniale a seguito del compimento da parte del debitore dell'atto o degli atti traslativi, e la ricorrenza, in capo al debitore della consapevolezza che, con gli atti di disposizione, è stata diminuita la consistenza delle garanzie spettanti ai creditori. In particolare, il pregiudizio richiesto dall'art. 2901 c.c. non consiste in un danno ingiusto in senso proprio e nemmeno coincide con il venir meno delle garanzie patrimoniali del debitore. Esso è, invece, integrato anche dalla semplice maggiore difficoltà del creditore a soddisfare il proprio diritto. Conseguentemente, il creditore risulta pregiudicato sia quando il patrimonio del debitore diventi incapiente, sia nell'ipotesi in cui il creditore, a seguito dell'atto di disposizione compiuto dal debitore, sia costretto ad intraprendere procedure maggiormente dispendiose, aleatorie o lunghe ovvero quando sussista un pericolo di danno derivante dall'atto di disposizione, il quale abbia comportato una modifica della situazione patrimoniale del debitore tale da rendere incerta l'esecuzione coattiva del debito o da comprometterne la fruttuosità. Ciò in quanto l'azione revocatoria ha la funzione non solo di ricostituire la garanzia generica del patrimonio del debitore assicurata al creditore, ma anche di garantire uno stato di maggiore "fruttuosità e speditezza" dell'azione esecutiva diretta a far valere la detta garanzia.



 

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