Tribunale di Perugia, Sez. lavoro, 22.06.2012

Nell'elencare le materia da trattare secondo le regole del rito del lavoro, l'art. 409 c.p.c., laddove prevede rapporti di collaborazione coordinata e continuativa anche se non a carattere subordinato, si riferisce a relazioni che sono connotate da una durata continuativa per un certo arco temporale e dalla sottoposizione del prestatore a direttive di ordine generale impartite dal committente allo scopo di conseguire un risultato finale che costituisce l'oggetto del contratto. Nel caso in esame, in un ricorso che lambisce molto da vicino l'area della nullità ai sensi dei nn. 3 e 4 dell'art. 414 c.p.c. per il tenore a dir poco scarno delle sue deduzioni, il ricorrente non ha allegato ed offerto simmetricamente di provare l'esistenza di un rapporto siffatto, limitandosi ad affermare di avere collaborato in varie attività del tutto imprecisate nel tenore dell'impegno richiesto, del contesto in cui si inserivano, della connessione tra le medesime e del risultato finale cui la collaborazione doveva tendere e di avere in parte fruito dei mezzi del committente per svolgere il lavoro. Manca, inoltre, completamente, l'individuazione degli elementi di fatto in cui la coordinazione delle prestazioni doveva estrinsecarsi rispetto all'attività del committente, giacché il coordinamento dell'attività prestata con le finalità proprie del conferente l'incarico esige che l'attività prestata non solo sia volta alla realizzazione di finalità proprie del beneficiario, ma altresì, che tali finalità siano realizzate attraverso la predisposizione da parte di quest'ultimo di una più ampia organizzazione di cui l'attività del collaboratore costituisca una componente dotata di autonoma rilevanza.



 

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