Tribunale di Rimini, 02.07.2012

La forma scritta per il contratto di investimento prevista rispettivamente dall'art. 23, D.Lgs. n. 58/1998 (TUF) e dall'art. 6, legge n. 1/1991, è rispettata quando contenga la sottoscrizione del cliente e della banca, mentre nell'ipotesi di omessa sottoscrizione da parte del legale rappresentante della banca si è in presenza di una semplice proposta contrattuale non accettata e non di un contratto perfezionatosi. Conseguentemente, la sigla illeggibile eventualmente attribuita alla banca in qualità di intermediario in strumenti finanziari, ed apposta in un apposito riquadro in cui compare l'indicazione "convalida firma" ha unicamente la funzione di certificare la provenienza della relativa proposta contrattuale, e l'autenticità della sottoscrizione dell'investitore, non anche quella di far assumere alla stessa validità giuridica quale manifestazione di volontà ed accettazione della proposta da parte della stessa banca.



 

Giurisprudenza correlata

 

Argomenti correlati

Informazioni aggiuntive